Ansia, depressione, collera, Senso di colpa

Non esistono emozioni buone e emozioni cattive, tutto dipende dall’uso che ne facciamo.
Anche le emozioni che consideriamo negative perché ci fanno stare male: l’ansia, la rabbia, la tristezza ci indicano che qualcosa non va in quel momento, nella nostra vita.

Anziché cercare di contrastarle o eliminarle può essere utile chiederci che cosa quell’emozione ci vuole dire (forse siamo sovraccarichi di lavoro, o pensiamo troppo agli altri e ci dimentichiamo di noi stessi, o la nostra autostima è debole o ci sentiamo minacciati) Spesso un’emozione spiacevole non è una causa ma un sintomo.

Eliminare il sintomo senza un lavoro di introspezione a volte porta solo a sostituire un sintomo con un altro.
Gestire le proprie emozioni significa riconoscerle, accettarle e padroneggiarle, che può tradursi con l’essere padroni della propria mente anziché lasciare che sia la propria mente a governare.
Padroneggiare le proprie emozioni significa saperle utilizzare senza lasciare che ci travolgano, scegliere consapevolmente come comportarci ed agire (non reagire) nelle diverse situazioni valutando le conseguenze, su noi stessi e sugli altri, delle nostre azioni.

ANSIA

L’ Ansia è un insieme di emozioni che includono paura, preoccupazione, pensieri ricorrenti, accompagnata da sintomi fisici: palpitazioni, agitazione motoria, respiro corto, tremore interno, sudorazione, vertigini, aumento della pressione arteriosa.

A differenza della paura che è la risposta ad un pericolo reale, l’ansia è aspecifica è anticipazione di un pericolo futuro.
Un giusto grado di ansia è funzionale perché ci permette di prepararci ad affrontare al meglio una determinata situazione.
Ad esempio è la giusta dose di ansia che permette ad uno studente di impegnarsi nello studio per affrontare un esame imminente, se l’ansia è troppo intensa però diventa disadattava e disfunzionale provocando ad esempio vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione, agitazione ecc.. che bloccano la prestazione.
E’ il caso dello studente che pur essendo preparato si “blocca” e non ricorda più nulla.

Il percorso psicologico si pone l’obiettivo di favorire nell’individuo la consapevolezza dei propri stati ansiosi, dei pensieri e delle credenze sottostanti per poi sostituirli con pensieri razionali e realistici. Accompagnare la persona a riscoprire ed utilizzare le proprie risorse interiori.

Utilizzare tecniche di rilassamento e esercizi di mindfulness che si rivelano estremamente utili per la gestione dell’ansia

DEPRESSIONE

La Depressione è un disturbo del tono dell’umore.
In condizioni normali l’umore è flessibile e varia a seconda delle situazioni. Nelle situazioni piacevoli flette verso l’alto in quelle spiacevoli flette verso il basso.

Chi soffre di depressione presenta un umore costantemente basso senza alcun apparente motivo che possa giustificarlo.
I sintomi prevalenti sono: tristezza, apatia, disturbi del sonno e dell’appetito, pensieri negativi verso se stessi, gli altri e il futuro, rimuginio.

Esiste anche una depressione definita mascherata perché si manifesta prevalentemente con sintomi fisici: stanchezza, mal di schiena, cervicalgia, dolori muscolari generalizzati, disturbi digestivi, mal di testa ecc… per questo tale forma di depressione è di difficile diagnosi.

La depressione può essere reattiva, vale a dire, conseguente ad un evento spiacevole quale ad esempio un lutto (vedi elaborazione del lutto), una separazione, un cambiamento.
Alcune depressioni sono legate a particolari momenti della vita ad esempio l’arrivo della menopausa o la fase adolescenziale nelle quali incide anche l’assetto ormonale, l’invecchiamento ecc.. in questi casi a volte si risolve da sé ma se i sintomi perdurano oltre un tempo ragionevole o se percepiti come troppo intensi è opportuno rivolgersi ad un professionista che possa aiutare ad integrare l’evento, il cambiamento, come parte della propria vita e identità.

Nei casi meno gravi di depressione, dove non siano presenti sintomi psicotici è possibile intervenire con l’ipnosi e/o attraverso interventi psicologici che mirino ad individuare insieme al cliente/paziente le sue modalità di interpretazione degli eventi, i pensieri, le credenze , le modalità di risposta, modificare le convinzioni negative che ha su se stesso, sul mondo e sul futuro. Aiutare il paziente a trovare dentro di sé le risorse e potenzialità per superare un momento difficile riscoprendo un nuovo e positivo significato nella propria vita e nuove progettualità

RABBIA

La Rabbia non è un’emozione negativa. Per poterla gestire è necessario spogliarla del giudizio negativo che la connota.

La rabbia, come tutte le altre emozioni è più che mai funzionale entro certi limiti e contesti.
Posso arrabbiarmi se vedo che ci sono persone che muoiono di fame e altre che hanno in abbondanza e posso arrabbiarmi anche se non mi sento rispettato, se mi rubano l’automobile ecc..
La rabbia indica frustrazione, dolore, e non c’è nulla di sbagliato nel sentirsi frustrati.

Ciò che va corretto, spesso non è tanto la rabbia in sé ma la modalità con cui la si esprime.
I nostri nonni dicevano “prima di parlare conta fino a dieci” questa abitudine “popolare” nasconde un fondamento scientifico.
Temporeggiare (contando fino a dieci o facendo respiri profondi o altro) permette l’attivazione della neocorteccia frontale sede del ragionamento, pianificazione, programmazione impedendo la risposta impulsiva determinata dall’attivazione dell’amigdala, area del sistema limbico implicata nelle risposte in situazioni di pericolo (è grazie all’amigdala ad esempio se abbiamo la prontezza di frenare perché qualcuno ci taglia la strada)

Il percorso psicologico nella gestione della rabbia mira ad aiutare la persona ad ’individuarne la causa, analizzare la situazione e verificare la congruenza con l’emozione, direzionare la rabbia verso il reale obiettivo e in maniera costruttiva. Possono venire proposti anche esercizi di mindfulness specifici per la gestione della rabbia.

SENSO DI COLPA

Il Senso di colpa è connesso all’autocritica ed è un nobile sentimento nel momento in cui origina dalla consapevolezza di aver ferito, anche involontariamente, un’altra persona e ci avvisa che dobbiamo rimediare.
Accresce il nostro senso di responsabilità, ci permette di correggerci se abbiamo commesso un errore, è indice della nostra capacità di interagire in una rete sociale grazie all’acquisizione e interiorizzazione di regole di condotta e rispetto reciproco.

Ci sono però circostanze in cui l’autocritica oltrepassa i limiti, in questi casi si parla di senso di colpa patologico: ad esempio se viene vissuto abitualmente ed è pervasivo e intenso, in situazioni che non si possono controllare e delle quali non si ha la responsabilità, nel lutto (in questo caso è parte di una determinata fase dell’elaborazione del lutto ma non deve durare oltre un certo limite di tempo), nella depressione.

Il senso di colpa patologico, nel tempo ha effetti negativi sul benessere emotivo, minaccia l’autostima, riduce la sicurezza in sé stessi e nel proprio valore.

Spesso ha origine da un sistema interiorizzato di valori e regole troppo rigido, pertanto il percorso psicologico si pone l’obiettivo di aiutare il paziente/cliente a valutare il proprio sistema di valori, a rendersi consapevole che agli errori si può riparare e che a volte non è possibile prevedere l’effetto di un proprio comportamento sugli altri.
Promuove l’individuazione di modalità di pensiero e comportamento più flessibili e adattive.

AUTOSTIMA

L’autostima è la stima di sé e rappresenta la valutazione che un individuo fa di sé stesso in relazione a come si vede, al suo aspetto fisico, alle sue competenze, ai successi personali e professionali. L’autostima ha un andamento variabile, aumenta quando ci comportiamo nel rispetto dei nostri valori personali, diminuisce quando il nostro comportamento non è coerente con quei valori. E’ connessa alla fiducia in sé stessi, all’immagine di sé, all’io ideale. Tanto maggiore sarà la discrepanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere tanto minore sarà la stima che abbiamo di noi stessi.

L’autostima nasce dal confronto con gli altri. I genitori prima di tutto, la famiglia, gli amici, gli insegnanti influenzano la percezione di sé a partire dall’infanzia, a questo si aggiungono nell’età adulta i successi, i fallimenti e le esperienze di vita.

Una scarsa autostima può aver origine da diversi fattori: frasi che feriscono, continue critiche, la rinuncia di fronte alle difficoltà, i continui “lasciar correre”, insuccesso scolastico, aspettative troppo elevate o troppo basse, anche un eccesso di protezione da parte dei genitori influisce negativamente sullo sviluppo dell’autostima.

Una buona autostima implica: la consapevolezza delle proprie competenze e del proprio valore intrinseco, l’accettazione di sé stessi per come si è, la capacità di gestire le proprie emozioni, la fiducia in sé stessi, la capacità di affermare le proprie opinioni e di relazionarsi con gli altri, l’accettazione della realtà, la capacità di gestire i conflitti..

Il percorso psicologico per sviluppare l’autostima accompagna l’individuo a scoprire il proprio valore e le proprie risorse, ad individuare i punti di forza che gli sono propri, a vivere in coerenza con i propri valori e non per accondiscendere al volere altrui, a riscoprire ed apprezzare la propria individualità e unicità.

Maria Cristina Martini - PSICOLOGA

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